La Foresteria

La Foresteria fa parte del complesso di Villa Valmarana ai nani che comprende anche la Palazzina, la Scuderia e il grande parco storico; tutt’ora abitata dalla famiglia, aveva la funzione di ospitare i “foresti”, cioè gli ospiti dei proprietari.
Mantiene intatte le caratteristiche di una casa con oggetti, mobili, foto, appartenuti ai conti Valmarana.

Goethe, durante il suo viaggio in Italia nel 1787 definì “sublime “ lo stile della Palazzina, e “naturale” lo stile legato alla vita agreste che vediamo in Foresteria, e qui, proprio nel momento in cui il giovane Giandomenico fa il suo capolavoro, Goethe sembra accordargli il più alto premio, dicendo che Tiepolo è migliore nel naturale che nel sublime, che è più bravo dove dipinge le scende di vita campestre, che sono in realtà quelle di Giandomenico. (Il figlio) è dunque riuscito a superare la sublime retorica del padre con esiti di pura poesia. E quello che vediamo nella palazzina, le storie e il mito di rappresentazione altissima ma sempre finta, nella finzione teatrale diventa verità dell’esistenza, sia pure in una dimensione idilliaca, nelle scene di campagna dipinte da Giandomenico nella Foresteria.

(Vittorio Sgarbi “Dall’ombra alla luce” Da Caravaggio a Tiepolo. La nave di Teseo, 2016)

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La Foresteria era in origine una barchessa, cioè un edificio rurale al servizio della Villa. Nel 1669, quando Giustino Valmarana acquistò il complesso, venne trasformata nell'abitazione riservata agli ospiti della famiglia. All'epoca, i sette archi dell’ingresso erano aperti su un ampio portico, in cui si affacciavano le stanze. Tali aperture furono in seguito chiuse e sostituite da finestre rettangolari che hanno dato vita ad un grande salone interno.

L’architettura è di Francesco Muttoni (1669-1747) che fu un importante studioso di Palladio. Questi edifici gli diedero la possibilità di proporre un nuovo linguaggio che reinterpretava, secondo il gusto del tempo e dopo l'esperienza barocca, le soluzioni palladiane.

Non va dimenticata la straordinaria vista sulla Valletta del Silenzio ancora intatta.

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Il Portico

Il Portico con le sue otto colonne, di imponenti proporzioni per permettere l’ingresso delle carrozze, è di tipica impronta palladiana.
Le pareti sono impreziosite dai reperti romani e dai fregi provenienti dalla tomba dei Dogi Barbarigo, fra cui lo stemma con il corno dogale attribuiti a Tullio Lombardo (1488). Si trovavano nella chiesa di Santa Maria della Carità a Venezia, demolita da Napoleone per ingrandire il museo dell'Accademia.

Il Portico è stato scelto nel 1904 dal pittore americano Maxwell Parish (1870 – 1966) per illustrare la Villa Valmarana nel libro di Edith Wharton “Italian Villas and Their Gardens” (foto sopra).

La Foresteria, trionfo pittorico di Giandomenico Tiepolo, è l’unico luogo al mondo dove, attraverso le sue sette stanze interamente affrescate, è possibile confrontare con immediatezza l’opera del padre Giambattista con quella del figlio Giandomenico. Infatti, dopo le Cineserie, i Contadini e le Passeggiate del figlio, l’occhio rimane affascinato e confuso nell’entrare nella stanza degli Dei dell’Olimpo, molto diversa dalle altre sale. E’ di Giambattista, così come il servitore negro (Alì) che scende dalle scale in trompe l’oeil nella stanza successiva dedicata al Carnevale di Venezia.

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Sala delle Cineserie

Le immagini alle pareti sono una stravagante evocazione della Cina in auge a Venezia in tutto il '700. L’adorazione di una divinità lunare, l’acquisto di spezie e di stoffe preziose sono semplici pretesti per mostrarci quelle mercanzie che, fin dai tempi di Marco Polo, giungevano a Venezia.
Giandomenico Tiepolo, che non ha mai visitato l’impero celeste, ha immaginato quttro finestre che si aprono su un paese straordinario, dove vivono animali stranissimi, uccelli di incredibile grandezza, spezie e radici impensabili. Particolare suggestione è data dal pino marittimo che, uscendo dai limiti della parete, sembra entrare nella stanza, creando un effetto tridimensionale.

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Sala dei Contadini

In questa sala Giandomenico rappresenta il mondo dei contadini veneti in un’afosa giornata di sole. 
Su una parete una famiglia mangia davanti ad uno steccato da cui pendono zucche e fogliame. Di fronte, altri contadini si concedono una sosta sotto gli alberi: sullo sfondo, un filare di gelsi. Sulla parete accanto due donne e una bambina vanno al mercato vestite a festa;  da una cesta spunta la testa di una gallina, mentre una vecchia si riposa all’ombra di un albero recitando il rosario.

Secondo autorevoli pareri, Francisco Goya, sarebbe stato infliuenzato da Giandomenico durante la sua permanenza a Madrid dove era stato chiamato con il padre a dipingere il soffitto del palazzo reale.

Sulle sovrapporte satiri e faunesse si prendono gioco di chi passa.

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Sala delle Passeggiate

Qui sono rappresentate le passeggiate dei signori in estrate e in inverno in un ambiente neo-gotico: se di solito veniva adoperato per i padiglioni nei giardini, per la prima volta questo stile decora le pareti di una stanza.  

Da un lato un' elegante coppia passeggia protetta da un ombrello per ripararsi dal calore estivo; di fronte tre ricche dame si difendono dal freddo invernale con turbanti e pellicce e manicotti,

Al centro, una coppia di innamorati dagli abiti di origine kossovara si scambia una lettera sotto un cielo ottobrino



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Sala degli dei dell'Olimpo

La stanza degli dei dell'Olimpo è l'unica affrescata da Giambattista che, con i suoi soggetti mitologici, torna al “sublime”. Al centro Giove seduto sulle nuvole, come su un trono, con accanto un'aquila mostra i simboli del suo potere: le saette e lo scettro. Intorno gli altri dei ognuno con il simbolo che lo definisce: Marte e Venere con la mela; Apollo e Diana con la mezza luna sopra la testa; Saturno con la falce e la clessidra; Mercurio con il copricapo alato.

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Sala del Carnevale

Questa stanza è considerata il capolavoro del quadraturista Mengozzi Colonna con due grandi scaloni in trompe l'oeil: da uno  pende una scimmia, dall'altro avanza un moro, Ali, il servitore dei Tiepolo con un vassoio del caffè, probabilmente dipinto da Giambattista. Nelle altre pareti scene del Carnevale di Venezia. Ma su tutti domina il misterioso Mondo Novo dove i personaggi in bautta o maschera, ripresi di spalle, seguono le immagini prodotte dalla Lanterna magica. Molto più tardi Giandomenico tornato da Madrid riprenderà questo soggetto nella sua villa di Zianigo di sua proprietà dei Tiepolo e ora a Cà Rezzonico. 

 

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La stanza delle Architetture

Le Architetture costituiscono il soggetto di questa sala attribuita ad Antonio Visentini (1688 - 1782), collaboratore dei più grandi pittori veneti del '700, specializzato in fantasie architettoniche e capricci, e rappresentano imponenti edifici palladiani.  Ma i piccoli personaggi in primo piano e in particolare un elegante gentiluomo e un cane che con grande disinvoltura assolvono alle loro esigenze corporali sono inequivocabilmente opera di Giandomenico.

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La stanza dei Putti

La stanza dei Putti prende il nome dai bambini che giocano dentro ovali incorniciati da una serie di arabeschi dorati che si inerpicano su tutti i muri. Spicca su tutto il magnifico pappagallo dalle piume blu e rosse, anche questo riprodotto per la sua villa di Zianigo da Giandomenico e ora a Cà Rezzonico.

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Sulla parete principale del salone centrale è appeso il più famoso ritratto di Andrea Palladio, che a suo tempo aveva costruito palazzi e ville per i Valmarana, attribuito al pittore Giovanbattista Maganza (circa 1513 – 1586). 
L’attribuzione non è certa, ma il ritratto - sempre rimasto in famiglia - è di fondamentale importanza per dare sembianze al più conosciuto architetto degli ultimi cinque secoli.
Il dipinto con la sua ammirabile cornice, è uno dei capisaldi della mostra “Il mistero del volto” (Palladio Museum, Vicenza, dicembre 2016/giugno 2017).

Nell’ottobre del 2014 il ritratto è stato rubato; ma grazie allo scrupoloso lavoro della Polizia di Stato da gennaio 2015, è possibile rivederlo sulle pareti della Foresteria.